Radius Rocket: un computer nel computer

Radius Rocket

Tra le cose che ho recuperato recentemente grazie al trasloco di uno storico negozio Apple della mia zona, c’è una scatola con alcune schede Nubus, adatte quindi a vecchi Mac prima del (benvenuto) passaggio allo standard PCI; soprattutto schede video, qualche utile scheda di rete, e una Radius Rocket.

Di che si tratta? Guardandola si notano le stecche di RAM e un processore, protetto dal dissipatore. Una ricerca su Google mi porta a una recensione dell’ottimo sito Low End Mac. In pratica è un intero computer su una scheda, con la propria memoria e processore: una volta installato il software RocketWare, ogni volta che si avvia il computer ci sarà un doppio boot: il primo è quello del computer, che carica le estensioni necessarie per un secondo avvio dalla scheda, disabilitando il processore del computer ospite. All’epoca, la versione di base con un processore Motorola 68040 a 25 MHz costava 3.500$: una cifra che oggi ci appare esagerata, ma interessante per chi possedeva ad esempio un computer della famiglia dei Macintosh II e non voleva affrontare la spesa di un aggiornamento al Macintosh IIfx o ai primi Quadra. Peccato che il software RocketWare sia compatibile solo fino al System 7.1, sul Macintosh IIx sul quale ho provato la scheda ho dovuto disabilitare Mac OS 7.5.5 e installare la versione precedente del sistema.

Radius Rocket nel Macintosh IIx

Successivamente Radius rese disponibile un altro software chiamato RocketShare: questo software non disabilitava il processore della macchina ospite, ma permetteva invece di lanciare un computer virtuale con un sistema operativo indipendente che usava il processore sulla scheda; i sistemi operativi si potevano scambiare i file con una finta condivisione AppleShare. Non ho ancora provato a usare RocketShare perchè non avevo abbastanza spazio sul disco da 40MB (!) per installare un secondo sistema operativo per la scheda.

Era possibile avere più di una scheda Rocket, perciò si potevano usare contemporaneamente molti programmi anche impegnativi, ad esempio lanciare un render 3d sulla scheda Rocket mentre si usava Photoshop sul computer. C’era perfino come opzione una scheda figlia con un controller SCSI, in modo da avere il sistema operativo della scheda su un disco a parte.

Ora che siamo abituati a emulazione e virtualizzazione, a utilizzare sistemi operativi alternativi in una finestra sul nostro computer, è stupefacente scoprire come venivano affrontate queste cose vent’anni fa. Ora una soluzione hardware di questo tipo è piuttosto improbabile, sia per la maggior potenza dei moderni processori che per il minor costo dei computer in generale.

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