Olivetti M24 (1984)

Olivetti M24

Prima di scrivere l’articolo sull’Olivetti M21, avevo cercato di documentarmi sulla sua storia. L’M21 è in pratica un M24 con il monitor integrato, simile per concezione ad altri “trasportabili” dell’epoca. Mi sono reso conto che – nonostante l’importanza storica dell’M24 in Italia, in Europa e negli Stati Uniti – per entrambi i modelli ci sono in rete solo brevissimi cenni storici o vaghi riferimenti a un centro ricerca Olivetti a Cupertino in California.

Grazie a Marco della pagina Facebook Olivetti Programma 101 sono riuscito a contattare Alessandro Graciotti, che seguì per Olivetti la progettazione dell’M24.

Graciotti, contattato inizialmente per ottenere qualche informazione sull’M21, mi ha confermato che quest’ultimo fu “un progetto prevalentemente meccanico fatto ad Ivrea (Pigoni) basato sull’elettronica dell’M24 sviluppata a Cupertino CA”.

A questo punto mi è sembrato più interessante chiedergli di raccontare la genesi dell’M24. Ho preparato una serie di domande, e Alessandro Graciotti mi ha gentilmente risposto con il testo che riporto di seguito. Alcune note in calce riportano precisazioni o chiarimenti che ho chiesto dopo aver letto il testo iniziale.

La progettazione dell’Olivetti M24

di Alessandro Graciotti

Sono entrato in Olivetti a Milano in via Camperio nel febbraio del ’68 con un diploma di perito industriale in telecomunicazioni. L’impatto fu abbastanza traumatico, in quanto il mio percorso di studi era basato sostanzialmente sull’uso analogico delle valvole termoioniche: la logica digitale mi era del tutto sconosciuta. Per mia fortuna ho avuto come maestro un colosso del progetto Olivetti, Gastone Garziera. Il suo capo era Giovanni DeSandre, che riportava a sua volta a Piergiorgio Perotto; praticamente il team geniale della P101 ha guidato i miei primi passi. I progetti a cui ho partecipato sono la P652, il P6060, l’impostazione iniziale della Linea 1.

Nel febbraio del 1981 ho lasciato l’Olivetti per fondare con Marini, Zappacosta e Borel la Logitech (che inizialmente si chiamava Politech).

Nel marzo del 1983, essendo la Logitech impegnata in un paio di sviluppi HW per Olivetti, incontrai casualmente Luigi Mercurio (allora responsabile della R&D) in un corridoio. Mercurio, che conoscevo sin dalla assunzione per essere stato insieme con il suo gruppo a Milano fino al ’74, mi disse di volermi affidare, non come consulente esterno ma come dipendente, lo sviluppo di un PC IBM compatibile da fare a Cupertino CA. Nell’aprile del 1983 rientrai in Olivetti lasciando la Logitech e restituendo agli altri tre soci la mia quota.

L’Olivetti Advanced Technology Center era un ufficio nato inizialmente come osservatorio sulla Silicon Valley; quando si cominciò a parlare con insistenza di home computers, l’Olivetti decise di avviarne uno sviluppo assumendo allo scopo un gruppo di progettisti americani guidati dall’ing. Bartocci con Giuliano Raviola presidente della OATC. Nacque così l’M20; finito lo sviluppo Bartocci tornò ad Ivrea, e i migliori progettisti migrarono verso società americane. Rimase in OATC un gruppo di ragazzi, per lo più cinesi, di scarsa esperienza e poca fantasia.

Questo gruppetto un po’ sgangherato è ciò che trovai una volta sbarcato a Cupertino verso fine aprile ’83. Oltre a Raviola, presidente della società, c’erano in Cupertino due personaggi di grande esperienza lavorativa: Giancarlo Bisone ed Enrico Bottega. Bisone era responsabile del Product Planning: in sostanza era il canale di comunicazione verso il commerciale Olivetti e generava le specifiche di prodotto. Nel caso dell’M24 tuttavia le specifiche furono generate da Mercurio stesso: compatibiltà totale, ma macchina migliore sotto tutti gli aspetti.

Non a caso il principale ruolo di Giancarlo inizialmente fu quello di tentare di affossare lo sviluppo del 1050 (questo era il nome del progetto) per comperare un clone che veniva offerto come progetto chiavi in mano (il Corona PC). Fallito questo tentativo si mise di lena a vendere le specifiche del progetto ai commerciali i quali dal canto loro cominciarono a chiedere CP/M86 invece che MSDOS e altre amenità del genere.

Olivetti M24 - scheda madre PC1050

Il ruolo di Bottega era di interfaccia verso la produzione, allora diretta da Luigi Pescarmona.

L’uomo dell’avviamento produzione a Scarmagno era l’ing. Ortolani, persona verso cui nutro tuttora una grandissima stima. Purtroppo alla fine dello sviluppo una malattia che non perdona lo ha portato via.

Enrico, un omone gigantesco, considerava che il suo ruolo fosse quello di terrorizzare i miei cinesini alzando la voce nelle riunioni e sovrastandoli fisicamente.

Quando partii dall’Italia Mercurio mi disse con grande semplicità cosa voleva: compatibilità totale, velocità doppia e un video decoroso sia monocromo che a colori. Il mio ruolo sarebbe stato di “Technical Director”; di fatto fu di progettista, disegnatore, saldatore, collaudatore e viaggiatore (praticamente Mercurio mi voleva in riunioni a Ivrea una settimana sì e una no).

In Italia fu fatto lo sviluppo meccanico a cura del gruppo di Pigoni, persona che conoscevo dai tempi della 652. L’elettronica era completamente sviluppata a Cupertino, sbrogliatura degli stampati compresa. Per il BIOS avevo un paio di ragazzi americani che consideravano se stessi degli artisti: arrivavano in ufficio nel pomeriggio e si fermavano a lavorare la notte.

A parte una grande chiarezza di idee di Gigi Mercurio (fortunatamente il Capo), Ivrea durante lo sviluppo contribuì solo a fare confusione cercando non la compatibilità ma il suo opposto: l’idea che il cliente potesse acquisire parti, ricambi o accessori dal mondo esterno li terrorizzava.

La compatibilità con la macchina IBM era semplice da ottenere se facevi un clone: IBM forniva con ogni macchina un manuale che conteneva tutti gli schemi ed il sorgente assembler del BIOS. Completamente diversa la situazione volendo fare una macchina più potente: l’8086 invece dell’8088 e il controller video costituirono problemi non banali risolti con due brevetti specifici. [1]

Lo sviluppo durò circa un anno e per la mia esperienza fu lo sviluppo più veloce fatto in azienda all’epoca. Una volta andato in produzione cominciarono le critiche per non aver rispettato i calcoli di caso pessimo [2] considerati segno di professionalità: il progetto venne definito dagli uffici di Ivrea “alla marocchina”. D’altro canto Mercurio diceva giustamente che Olivetti era già in ritardo di due anni.

Lo strumento principe per la ricerca della compatibilità fu la prima versione del Flight Simulator allora disponibile su floppy e che girava senza il DOS: era micidiale, non c’era parte HW del PC che non venisse pilotata direttamente dal SW senza neanche l’intermediazione del BIOS. Infatti l’ostacolo più grosso, quando pensai di non avercela fatta, fu far girare il Flight Simulator sul controller video del 1050. La scelta della risoluzione 640×400 (impostata sin dall’inizio del progetto e molto elegante) dava una buona leggibilità alfanumerica – confrontabile con il monocromo IBM – e una bella risoluzione grafica, doppia del CGA IBM. La riconciliazione tra i diversi numeri di linea/quadro era fatta dal BIOS, tutti i programmi giravano bene tranne il FS.

Quando tutto mi sembrava perduto e stavo per chiamare Mercurio e dichiarare l’incompatibilità dell’M24 con FS (e quindi potenzialmente con altri programmi analoghi), mi venne l’ispirazione e trovammo la soluzione. [3]

Lo sviluppo del case fu parallelo a quello dell’elettronica e basato sull’idea di Mercurio che si dovesse puntare al minimo “footprint” anche a costo di avere una macchina più alta. Questa è la ragione dello strano kamasutra delle boards che formano una U.

Olivetti M24 - schede

Il coordinamento tra lo sviluppo meccanico ad Ivrea e quello elettronico a Cupertino era una delle ragioni per cui volavo avanti e indietro a ripetizione.

L’M21 era ovviamente la risposta al successo enorme del portatile Compaq e fu impostato nello stesso modo: prendi l’elettronica esistente e ci metti un CRT da 6 pollici sopra. Fu uno sviluppo di carrozzeria.

Olivetti M21

Finito l’M24 avevo usato talmente tanto il Flight Simulator che ho preso il brevetto a San Josè e ho cominciato a volare davvero. In quel periodo arrivò a Cupertino Massimo Ziliani al posto di Raviola e il gruppo rapidamente crebbe con l’assunzione di molti americani e l’arrivo di parecchi italiani.

Cominciammo allora due sviluppi, che considero ancora molto belli, e che anticipavano alcune caratteristiche che sarebbero poi diventate standard, uno basato ancora su 8086 ed uno su 286. [4] Purtroppo ad Ivrea, dopo che Mercurio aveva lasciato l’Olivetti, prevalse una tendenza di follower: la parola d’ordine diventò “ogni plus è una incompatibilità”. I due progetti arrivati allo stadio prototipale furono affossati per essere sostituiti da cloni acquisiti all’esterno.

A quel punto il mio rientro in Olivetti era finito; nell’86 tornai in Italia e poco dopo lasciai definitivamente l’azienda.

 

[1] Descrizione dei due brevetti:

Bus width adapter The present invention relates to a bus converter for use with a data processor adapted to operate with a wide data bus, for rendering the data processor compatible with external devices adapted to operate with the wide data bus and external devices adapted to operate with a narrow data bus.

In pratica, nelle parole di Graciotti, questo brevetto “riguarda la conversione da 16 a 8 bit del bus (8086 vs 8088) per mantenere la compatibilità delle boards add-on.”

Video Converter device The present invention pertains to the field of video displays and more particularly to a device that provides compatibility between a computer adapted for use with a first video display format defined by a first set of parameters and software originally designed for use with a computer having a second video format defined by a second set of parameters.

[2] Graciotti spiega che “il worst case design consiste nella verifica che, anche scegliendo per ciascun dispositivo di un sistema il caso peggiore possibile, il sistema rimanga all’interno delle specifiche. Molto usato in ambito professionale, era abbastanza trascurato nelle realizzazioni amatoriali quali gli home computers. Parte del progetto PC IBM era basato sul concetto “funziona” e violava tutti i principi della buona progettazione (basta guardare la definizione del bus per rendersi conto che il progetto NON era di derivazione sistemistica).”

[3] Il secondo brevetto sopra citato “traduceva al volo (in HW) i comandi diretti al CRT controller (un Motorola 6845) modificando i parametri del controller IBM (provenienti da programmi HW dependent scritti per il PC IBM) in parametri del controller Olivetti. Il meccanismo sfruttava l’organizzazione interna dei registri del 6845.”

[4] Ho chiesto a Graciotti quali fossero questi due progetti. “I progetti abortiti erano due PC molto compatti basati su gate arrays che integravano la logica compatibile realizzata in SSI TTL nel PC IBM e nell’M24. Avevano 5 plug per boards add-on invece di 8 ed usavano un cabinet molto bello realizzato in plastica internamente metallizzata anzichè in lamiera. Di lì a poco tutti i PC sarebbero stati basati su chip-sets ed avrebbero avuto un form factor di quel genere.”

Approfondimenti

Un computer su ogni scrivania: la Olivetti e i primi PC, Olivetti. Storia di un’impresa (Associazione Archivio Storico Olivetti)

Olivetti M24: quando l’hardware parlava italiano, Appunti Digitali

Lo standard [grafico] Olivetti (pdf) MCmicrocomputer maggio 1987, scansione a cura di Andrea De Prisco

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